Accendere una scintilla

 

Il nostro lavoro è far accendere una scintilla in ogni bambino
Forse qualcuno l’avrà vista in tv durante la campagna per l’sms solidale dello scorso febbraio. Ospite da Massimiliano Ossini su Rai3 a Cose dell’altro Geo insieme a Angela Tomasso, mamma di Andrea, e a Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro, Maria Assunta Bianchi ha commosso il pubblico raccontando la bellezza di quella relazione fatta di movimenti degli occhi o di piccoli gesti che gli operatori sono capaci di accendere anche nei ragazzi più gravi. Maria Assunta lavora alla Lega del Filo d’Oro dal 1977, nel settore scolare. Ecco la sua testimonianza:

Come si costruisce una relazione con chi non vede e non sente?
La prima cosa è il contatto umano, anche corporeo, se prima non c’è quello non si può lavorare. Poi mi inserisco nei giochi del bambino, così lui sente che c’è una condivisione. Quando capto qualcosa che a lui piace, magari un “mmm” che piace perché dà una vibrazione, cerco di inserire un gesto che significa “ancora” e così si costruisce una comunicazione, perché lui impara a chiedere qualcosa. Occorre accorgersi anche dei minimi dettagli: abbiamo ragazzi molto gravi, ma in tutti è possibile vedere cose positive.

Quali sono le parole chiave del suo lavoro?
Osservazione, è fondamentale. Devi capire che se il bambino gira gli occhi in un certo modo vuol dire che ha sonno. È l’osservazione che permette di definire gli obiettivi giusti per ogni bambino. Poi costanza e coerenza, perché i tempi del nostro lavoro sono molto lunghi, bisogna insistere ogni giorno, un passetto dopo l’altro, senza mai smettere. E farlo con coerenza, cioè in modo che tutti gli operatori che hanno a che fare con un bambino facciano le stesse cose. Infine aggiungerei l’onestà, che è autocritica: perché se un bambino non riesce a raggiungere un obiettivo, sono io che ho sbagliato qualcosa.

Si riesce a creare anche una relazione fra i ragazzi stessi?
Non con tutti allo stesso modo, ma in base alle abilità. Alcuni ragazzi imparano ad apparecchiare la tavola per gli altri, perché in classe non si è soli. Per altri l’obiettivo è solo la condivisione del divano, che però è una cosa importante, soprattutto se pensiamo alla casa, dove è bello e utile saper condividere il divano con un fratellino.

In tv lei si è commossa. Qual è il bello del suo lavoro?
Mi commuovo anche adesso, perché a questi ragazzi non ci fai mai l’abitudine… Il bello è proprio vedere quella scintilla di relazione che si accende ogni volta, anche se con tempi e modi che sono diversi per ognuno, quando per la prima volta vedi che un bambino accetta che tu stia vicino a lui, ti accoglie, si fida di te. Ho un ricordo per ogni bambino che ho seguito in questi anni, che sono tanti. Ma ho ancora tanta passione e tanto affetto da dare.

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