Anita, verso un futuro pieno di speranza

Due occhioni azzurri, grandi e profondi, che cercavano sempre la luce, manine serrate a pugno dietro la schiena e le lacrime che scendevano facilmente sulle guance: questa era la piccola Anita fino a qualche anno fa, quando tutti – genitori, medici e operatori – la guardavano spesso impotenti, cercando il modo migliore di aiutarla a crescere serena. 
 
 
Arrabbiata e spaventata 
«È vero, la “Lega” ha fatto tanto per noi», dice la mamma Barbara, ex operaia di 41 anni ora felice “assistente” della figlia. Un filo di amarezza nella voce che subito scompare e la mente vola a sette anni fa, quando Anita nasce con un parto fisiologico dopo una gravidanza trascorsa senza problemi. A casa con papà Massimo e la sorellina Camilla, niente lascia presagire tutti gli ostacoli che questa bellissima bambina dagli occhioni azzurri dovrà affrontare. 
Il primo si presenta dopo soli quindici giorni: un brutto reflusso gastroesofageo provoca alla neonata crisi convulsive che allarmano la famiglia: si arriva a ipotizzare l’epilessia, che poi per fortuna gli esami escludono. Ma il tempo passa, e i genitori notano che la piccola non riesce ad afferrare gli oggetti, sta sempre supina sul tappeto e volge lo sguardo ossessivamente verso la luce, facendo oscillare ritmicamente gli occhi. Inizia così un percorso fatto di decine di accertamenti e sedute di fisioterapia presso una fondazione attiva nel settore della riabilitazione neuromotoria, a seguito delle quali però i risultati non sono quelli attesi: «Mia figlia faceva pochi progressi, e molto lentamente», testimonia Barbara.  Anita non usava quasi le mani, che teneva sempre dietro la schiena, si rifiutava di toccare le cose e le persone, e piangeva per un nonnulla. Era arrabbiata per l’impossibilità di comunicare e spaventata perché viveva quasi del tutto al buio». 
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L’uovo di Colombo 
«Abbiamo consultato tanti medici, sentito tanti pareri. Finché un giorno, all’improvviso, mi venne in mente di telefonare alla Lega del Filo d’Oro», racconta Barbara. «Furono subito gentilissimi: avevo capito di essere approdata nel posto giusto, ma mi sentii dire che purtroppo eravamo in lista d’attesa. Dopo un anno, eccoci finalmente a Osimo». Anita ha cinque anni, non parla, è chiusa in se stessa, sta sempre sdraiata e non tocca nulla, preferendo tenere le mani in bocca. Dopo una settimana di trattamento, Barbara non crede ai propri occhi quando la vede mangiare da sola, seduta a tavola, dei biscotti sbriciolati: «Gli operatori avevano lavorato sulla sua golosità, che è notevole», sorride, «mettendole davanti i biscotti a pezzettini e invitandola a toccarli. Mettendosi le mani in bocca, aveva sentito il gusto che adorava, e questo l’aveva spinta a ripetere il gesto». Piccoli accorgimenti, semplici operazioni che però si rivelano decisivi. Mamma e bimba vanno così a casa, e iniziano a mettere in pratica anche lì le tante “uova di Colombo” imparate alla “Lega”, in un percorso di riabilitazione casalinga ma sempre guidata: gli esperti dell’Associazione sono sempre raggiungibili, e danno consigli preziosi ai fisioterapisti e a tutte le figure di sostegno che accompagnano Anita a Casorate Sempione (VA), dove vive e frequenta la scuola dell’infanzia. 
 
Un risveglio col sorriso 
Lo scorso settembre, quando torna a Osimo per un trattamento di tre settimane, Anita ci arriva camminando sulle sue gambe e rispondendo agli stimoli: il guscio si è rotto. «Adesso ci abbraccia e bacia, ha perso la diffidenza iniziale, è curiosa, si lascia cambiare e guidare anche a scuola», dice Barbara. «E se non avesse problemi gastrici dovuti al reflusso e all’intolleranza al glutine, sarebbe una bambina sempre allegra: si sveglia col sorriso e piange solo se ha mal di stomaco».
 
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Dalla frustrazione all’orgoglio 
«All’inizio ho vissuto i problemi di Anita come una pugnalata, tanto erano dolorosi e inaspettati», conclude mamma Barbara. «Non posso negare che ci siano stati momenti difficili, però il mio bilancio è positivo: a me piace occuparmi di lei, lo faccio col cuore e sono felice dei suoi progressi. La nostra famiglia è più unita che mai. Grazie alla Lega del Filo d’Oro, poi, ho conosciuto tanti altri genitori con cui sono in contatto: ci sentiamo e ci aiutiamo. E un grazie speciale va proprio alla “Lega”: senza il loro sostegno mi sarei forse sentita una mamma di serie B. Invece oggi sono orgogliosa della mia bellissima Anita»