La storia di Andrea

La storia di Andrea comincia con un parto prematuro. 

“Uno su due”
In realtà il parto era gemellare – racconta Carlo  che con la moglie Renata non si è mai perso d’animo, accettando quello che stava loro accadendo – ma poi sono intervenute complicazioni e uno dei nascituri non ce l’ha fatta. Andrea, che è sopravvissuto, pesava solo 610 grammi…”
Ancora non conoscevamo le reali condizioni del piccolo. Della cecità completa e della compromissione uditiva non si era accorto nessuno. Per fortuna, bisogna dir così, non c’erano danni di tipo neurologico, infatti Andrea è dotato di un buon equilibrio e di una mobilità a volte persino esagerata”.

Quali sono state le vostre reazioni?
Dopo un primo momento di comprensibile sconforto, ce ne siamo fatta una ragione e abbiamo deciso di dedicare ogni energia per vedere che cosa si poteva recuperare. Abbiamo veramente provato di tutto…”
Andrea ha fatto il suo ‘girotondo’ da un ospedale all’altro – interviene mamma Renata – è stato ricoverato al ‘Salesi’ di Ancona dove in seguito ricevemmo da un’oculista il consiglio di rivolgerci a Osimo. A un anno e mezzo aveva già subito la prima operazione per occlusione intestinale e gli è toccato di fare il bis sempre per lo stesso motivo. Della cecità ho cominciato a sospettare quando ho notato che il bambino muoveva le mani a tentoni, come in genere fa chi non vede, oltre alla fissità dello sguardo. Siamo stati in vari Centri specialistici, ma nessuno si è accorto della doppia menomazione di Andrea. Poi nel 2005, a Ferrara, la tecnica diagnostica dei potenziali evocati rivelò seri problemi uditivi bilaterali. Nei due anni successivi al piccolo furono applicati due impianti cocleari che ora gli consentono di sentire in modo soddisfacente”.

“Oltreoceano, poi Osimo”
Siamo andati da uno dei più famosi specialisti degli Stati Uniti, ma senza risultati: per Andrea la cecità è totale e irreversibile. C’è stato un momento in cui abbiamo temuto che potesse essere affetto da autismo, anche perché Andrea ancora non parla, ma un’accurata visita neuropsichiatrica lo ha fortunatamente escluso”.

Come siete arrivati a Osimo?
Ce ne hanno parlato, come dicevo prima, al ‘Salesi’ – continua Renata – ma abbiamo anche fatto ricerche in internet, attraverso le quali ci siamo addentrati più accuratamente nel mondo della Lega del Filo d’Oro. Così ci recammo per la prima volta al Centro Diagnostico nel 2004. L’impressione che ne ricevetti fu profonda, anche perché è il contrario di ciò che ti aspetti. A parte gli altri genitori con cui scambiare opinioni, paure e speranze, c’è un clima speciale, dove capisci subito che gentilezza e professionalità non sono cose da ‘apparato’. Spontaneità e sincerità ti mettono a tuo agio: presto si instaurò un rapporto di estrema fiducia tra me e lo staff, in special modo con l’assistente sociale."

Parliamo di lui e della sorellina.
Andrea è per natura molto vivace, salvo quando si chiude in se stesso, probabilmente perché nei suoi ricordi riaffiorano quei momenti passati sotto i ferri per ben otto volte nei suoi primi anni. Ma quando decide di essere felice diventa un coccolone, tranquillo e affettuosissimo, aiutato in questo da sua sorella Laura, che per lui nutre un grande senso di protezione. Qualche momento di gelosia da parte di lei è da considerarsi del tutto ‘fisiologico’. Nella scelta del cibo Andrea è piuttosto selettivo: ama le polpette della nonna e il sugo di pomodoro. Due volte l’anno riceve la visita di uno specialista della “Lega”, una volta alla settimana fa musicoterapia a Bologna e due volte va a cavallo.
L’ippoterapia si è rivelata un’ottima cosa. Infine, ogni sabato, ce ne andiamo tutti insieme in piscina… Mia madre ci dà una mano, quando occorre, ma di solito ce la caviamo abbastanza bene –
conclude Renata.
Non c’è stato un attimo regalato allo sconforto, cosa che mi auguro facciano le famiglie che vivono la nostra esperienza e adesso siamo certi di aver scelto la via giusta
”.