La storia di Francesco

Dagli USA alla Lega del Filo d'Oro

Silvana R. ai gruppi dei genitori partecipa da vent’anni. Lei chiama la dottoressa Archibugi «la nostra Arianna» e le altre mamme del gruppo «le mie amiche». Silvana è mamma di Francesco, che oggi ha 39 anni e che da 27 anni è ospite al centro di Osimo. Vivevano a New York per via del lavoro di papà Guido e rientrarono in Italia proprio per i problemi di Francesco: «la Lega del Filo d’Oro ce la consigliarono in ospedale a Manhattan», ricorda. «Rientrammo, ma ci ho messo otto anni a decidermi a lasciarlo in istituto. All’inizio pensavo “è solo per un periodo, quando gli altri due figli sono cresciuti me lo riporto a casa”. Poi ho capito che quello che trova alla “Lega” io non potrei mai darglielo».

Ai primi incontri di quel gruppo di genitori, Silvana e il marito Guido ci andarono un po’ diffidenti: «c’era la sensazione bellissima di essere entrati in un mondo che parlava la tua lingua, ma mi sembrava anche il solito sfogo di mamme disperate», racconta. «Invece mi sono accorta che ogni volta ne uscivo contenta, arricchita, con tanta voglia di fare. Io e mio marito facevamo tutto il viaggio da Osimo a Roma a parlare dell’incontro. Mi sentivo come un orologio a molla, andavo lì e trovavo la carica». Per Silvana è ancora così, dopo vent’anni. Dice che in quegli incontri ha trovato tranquillità, la serenità «per non riempirci di sensi di colpa e rinunciare a vivere», la «fiducia per andare avanti», la certezza di avere qualcuno su cui poter contare. Addirittura, dice, lì «ho trovato una famiglia».

Un aiuto per tutti
Nei gruppi si condividono le difficoltà, ma anche le gioie. È capitato proprio a Silvana e Guido. Quando, cinque anni fa, il loro Francesco iniziò a parlare. Aveva 34 anni. «Era una sera di fine estate, saranno state le 19, eravamo appena partiti per riportare Francesco a Osimo dopo le vacanze», racconta. «In macchina c’era la musica, mio marito guidava e io ero seduta dietro, accanto a Francesco. Che a un certo punto ha detto “Io sto bene così”. Non aveva mai detto una parola. Quando lo abbiamo raccontato nel gruppo è stato uno aiuto in più per tutti, si è accesa una speranza per tutti gli altri, sembrava impossibile e invece... Può cambiarti il mondo, anche dopo 34 anni». Vi immaginate, quella volta, che carica?