La storia di Roberto

Roberto, a Lesmo con tanta tranquillità

È stato tra i primi a trasferirsi da Osimo nell’allora appena aperto Centro lombardo della Lega del Filo d’Oro

Luigina Carrella, direttore educativo-riabilitativo che segue Roberto fin dal primo giorno del suo approdo nel Centro socio-residenziale di Lesmo – eravamo nel 2004 e la struttura era stata aperta da poco – lo definisce un ospite dal carattere piuttosto deciso. Mamma Maria, che lo ha messo al mondo trentanove anni fa (quest’anno lui ne compie quaranta) aggiunge scherzosamente un “ex prepotente” diventato in seguito “dolce e buono come una camomilla”. «Alla “Lega” sono riusciti a modificare sensibilmente il carattere di mio figlio – ci racconta – anche se gli rimangono quella determinazione e quella vivacità che fanno parte della sua indole. Mio figlio è sordocieco praticamente dalla nascita, avvenuta con parto prematuro, dopo che al terzo mese di gravidanza avevo avuto la rosolia, se si eccettua quel residuo visivo che gli era stato salvato dall’operazione alla cataratta e che all’età di ventinove anni è svanito del tutto».

“Gli altri non lo volevano”

Dal 1983, anno in cui fece ingresso per la prima volta nel Centro di Riabilitazione, a Osimo, Roberto ha trascorso almeno due terzi della sua esistenza con la Lega del Filo d’Oro.
«La ritengo una grande fortuna – commenta la signora Maria a proposito del suo incontro con la “Lega” – una fortuna che merita un sacrificio da parte di noi genitori avere i nostri figli lontani, con tutti i disagi che occorre sopportare per poterli frequentare, può essere davvero molto pesante. Ci consola e ci dà forza il pensiero che sono seguiti con competenza e amore».
È compito istituzionale della Lega del Filo d’Oro garantire a loro un’esistenza dignitosa, da persone aventi pieno diritto alla qualità della vita e ai genitori la certezza del “dopo di noi
”.
«A questo proposito, pensi che Roberto è stato anche vittima di discriminazione da parte di genitori che non gradivano che stesse insieme ai loro bambini. È accaduto quando Roberto aveva tre anni e fu rifiutato da un asilo in quanto disabile...»
Purtroppo accade anche questo.
«Si vede che doveva accadere, perché abbiamo trovato un’altra sistemazione per Roberto a Milano, in viale Zara. Lì un insegnante, che aveva preso a cuore le condizioni di nostro figlio, ci segnalò l’esistenza di un istituto per persone disabili a Cannero, sul lago Maggiore, che poteva accoglierlo per un periodo di un anno e mezzo. Roberto ci restò solo un anno: l’istituto, che è per sordomuti, non era adatto per il suo tipo di disabilità. A Cannero, però, prestava servizio un medico che aveva lavorato alla Lega del Filo d’Oro, così, dietro suo suggerimento, facemmo domanda e fummo accolti a Osimo dopo che Roberto aveva frequentato la scuola per disabili di Rho». 

“Nuova vita a Lesmo”
  
Quasi sette anni fa la “Lega” inaugura il Centro di Lesmo, la prima delle strutture territoriali all’avanguardia per l’ospitalità, l’assistenza e la riabilitazione delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali residenti in Lombardia e, com’è naturale, Roberto viene trasferito vicino a casa sua, non senza qualche preoccupazione per eventuali disagi di adattamento al nuovo ambiente.
«Invece lui se l’è cavata benissimo. Inutile sottolineare quanti problemi questo trasferimento mi abbia risolto. Adesso posso andare e trovare mio figlio tutte le settimane e qualche volta portarmelo a casa, anche se per pochi giorni. Io e mio marito siamo separati da 20 anni, ma abbiamo mantenuto un ottimo rapporto collegato all’assistenza di questo nostro unico figlio. Ho imparato che quando le cose non durano occorre andare oltre e non farne un dramma, tanto più che il padre di Roberto è attentissimo a tutto ciò che lo riguarda. Lo ritengo un piccolo miracolo che questi ragazzi meravigliosi riescono a fare, pur gravati dalla loro disabilità, o forse proprio per via di questa. Certo senza il sostegno della “Lega” le cose sarebbero andate ben diversamente. Roberto, per esempio, pur essendo vivace, determinato e per fortuna senza problemi motori, tende ad essere pigro, non ama impegnarsi, ma nemmeno stare troppo fermo. Non essendo portato per le attività ludiche, come le gite e i giochi, che presumono la partecipazione attiva in compagnia di altri, Roberto beneficia del programma di attività quotidiana che nel Centro di Lesmo lo porta ad alternare piscina e fisioterapia. L’esercizio fisico stabilito per lui dagli operatori della “Lega” è indispensabile, anche perché quello che gli piacerebbe di più è starsene a letto. Lo si capisce quando, già alle ore 20, si stende tra le coltri con un sorriso di beatitudine dipinto sul volto. Adesso sono felice che viva lì, al Centro socio-residenziale della “Lega”, dove trova tutto ciò di cui ha bisogno, dalle terapie adeguate alle carezze che lui, quando ha voglia di “coccole”, invoca in un modo tutto particolare, portando le mani delle persone da cui desidera riceverle sul proprio viso. Un gesto che fa tanta tenerezza, perché questi ragazzi riescono ad essere straordinari, a sorprendere continuamente...»

“Qualcosa di speciale”

Preferenze particolari?
«Hobby non ne ha, anche perché gliene manca il concetto. Come dicevo, dopo la toeletta del mattino, svolge le attività riabilitative che in un adulto come lui servono soprattutto a non perdere le abilità acquisite. Roberto si esprime a gesti soprattutto per segnalare le proprie necessità, come mangiare e bere o come quando è stanco e desidera smettere un certo lavoro. La sua giornata si articola tra i trattamenti fisioterapici e le piccole autonomie conquistate a Osimo, tra cui suonare il campanello se ha bisogno di aiuto, ritirare la biancheria in lavanderia e sparecchiare la tavola a mezzogiorno. Amo molto questo mio figlio, un metodico che non gradisce le sorprese, e non considero il suo stato una disgrazia, ma qualcosa da cui imparare molto. E ringrazio la “Lega” per aver creato Centri come quello di Lesmo: una grande e fantastica famiglia dove questi ragazzi stupendi vivono con grande dignità, grazie alle cure di persone speciali».