La storia di Valentina

Valentina è nata nel 1997 prematura ad Ancona, a pochi chilometri da Osimo. “A parte il cesareo, Valentina è nata senza che niente facesse pensare a qualche anomalia – racconta mamma Donatella – l’indice di salute era buono, dopo tutto una bambina di otto mesi non è un caso eccezionale. La doccia fredda è arrivata quando l’hanno portata in rianimazione per gravi problemi respiratori. C’è rimasta 22 giorni e ha subito un intervento a entrambi i polmoni. Hanno persino dovuto ricorrere alla respirazione extracorporea”.

Fabrizio, il papà di Valentina, ha ricordi estremamente dolorosi di quei momenti.

Ho vissuto l’evento in prima persona. Valentina era la nostra prima (e unica n.d.r.) figlia, a lungo desiderata. L’abbiamo avuta tardi rispetto alla maggior parte delle coppie. Per questo, come neo papà ero pazzo di gioia, ad intervalli regolari abbandonavo il lavoro e mi precipitavo in ospedale per avere notizie. Purtroppo, col trascorrere dei minuti, mi arrivavano aggiornamenti sempre meno rassicuranti. Con l’angoscia di doverne poi mettere al corrente mia moglie, che era momentaneamente ignara delle reali condizioni della bambina. Ho visto il buio davanti a me, quando mi sono reso conto della gravità della situazione. Il primario del reparto era stato costretto a insufflare manualmente aria nei polmoni di Valentina. Mi sono trovato improvvisamente solo, una sensazione terribile di impotenza. Stupito, sconvolto, ma soprattutto solo, con un’unica certezza: mia figlia stava malissimo e nessuno, io per primo, sapeva cosa fare”.

Valentina, bambina coraggiosa, è stata particolarmente sfortunata: non riesce a vedere quasi nulla né a parlare, e ha mobilità fortemente ridotta che la costringe a muoversi su una carrozzina.

Ma grazie a un primo trattamento che ha ricevuto alla Lega del Filo d’Oro all’età di cinque anni e al paziente e costante lavoro degli operatori che la seguono ogni giorno da quando ne aveva otto, la bambina, che ha un temperamento sensibile e gioioso, ha fatto notevoli progressi. Ha imparato a comunicare attraverso la comunicazione comportamentale, e ha potuto riprendere la scuola, quella paritaria della “Lega”, dopo che, a causa delle crisi epilettiche, aveva dovuto abbandonare quella pubblica.

Come abbiamo saputo della Lega del Filo d’Oro? – riprende Fabrizio – Grazie a un passaparola tra conoscenti: una famiglia toccata dal nostro stesso problema. Quando si dice il destino: ero da tempo un sostenitore della “Lega”, che ho sempre erroneamente immaginato come una delle tante istituzioni assistenziali per sordi o per ciechi, da aiutare per quel tanto che le finanze mi consentivano, e invece, pur avendola a due passi da casa, non ne avevo percepito la “diversità”, anzi l’unicità. Avevamo la soluzione a pochi chilometri da noi e non lo sapevamo”.

Nel 1999, tramite un’assistente sociale, arriva il primo contatto con Osimo per l’intervento precoce, cui ne seguono altri. Nel 2002 riceve il primo trattamento a termine e dal 2005 Valentina è a trattamento diurno fisso, partecipando anche ad attività di ricerca. “Arrivammo ad Osimo in estate, dopo una vacanza molto agitata – continua Fabrizio – e lassù, tra le colline verdi e la pace di quel luogo straordinario, accolti come se quella fosse la nostra famiglia, provammo una strana sensazione: non eravamo certo là per divertirci, e tuttavia ci sembrò di recuperare quei giorni perduti”.

Vorrei dire alle altre mamme, non lasciatevi abbattere, è un errore che preclude la via verso le strutture competenti e verso la speranza”, conclude Donatella. Valentina è molto sensibile, gioiosa, gesticola come può ed emette gridolini di contentezza, quando sente il “clic” del telecomando dell’auto: è ora di viaggiare. E’ attaccatissima al papà e ne aspetta con ansia il rientro a casa, perché quello è il momento del gioco. Non prende sonno, se non tra le sue braccia, sul divano."

Quella collina alla fine della salita e all’inizio della speranza, lo avrete capito, è Osimo.