La storia di Stefano

Era un ragazzino aggressivo, difficilissimo da gestire. Oggi ha 48 anni e ama stare in compagnia. Il racconto di una trasformazione

Una volta ha cantato con Enrico Ruggeri, di cui adesso dice «è il mio amico». Renzo Arbore, invece, lo aspetta nella nuova casa di Modena, per l’inaugurazione. La chitarra è la sua compagna: gli piace pizzicare le corde, ama la musica e il ritmo, sta bene in compagnia della gente. Stefano ha 48 anni, è nato a Ferrara, ma per più di 28 anni ha vissuto a Osimo, al centro della Lega del Filo d’Oro. Stefano non ci vede, ma se volete sapere un segreto del centro di Osimo, dovete chiedere a lui. Spesso se ne sta in silenzio, come pensando ad altro, disinteressato: e invece registra tutto. Gli amici, scherzando, più di una volta gli hanno dato della «spia».

«Ha una memoria di ferro», dice mamma Livia, «e succede che una parola faccia scattare nella sua testa un collegamento imprevisto, così va a ripescare un fatto, un avvenimento…». Gli operatori parlano di «verbalismo bizzarro». Mamma Livia intanto ride ancora ricordando la volta in cui lei fece gli auguri a un’operatrice del centro: «so che aspetta un bambino, che bella notizia». L’operatrice era sbiancata: «Come lo sa? Non l’ho detto a nessuno…». «Me l’ha detto Stefano», aveva spiegato Livia. E lei si era ricordata che in effetti sì, quel segreto lo aveva confidato a una sua collega, in presenza anche di Stefano.

Come palline di un flipper

Stefano non ci vede, ma sente benissimo. «È nato prematuro, non ero nemmeno al settimo mese. L’hanno messo in incubatrice e il troppo ossigeno gli ha bruciato la vista e il cervello. È anche epilettico. Non so quanti oculisti abbiamo girato, ci hanno fatto fare cure che poi altri hanno definito inutili torture». La signora Livia quegli anni dentro e fuori dagli ospedali se li ricorda come «un incubo, gli anni peggiori. Avevo Stefano, un’altra bambina di solo un anno più grande, io stessa avevo solo 24 anni, ero una bambina anch’io…». Stefano è un ragazzino difficile da gestire: «a volte non dormiva per 7 giorni di fila. Noi siamo gente di campagna, di giorno andavamo a lavorare e la notte non si dormiva», ricorda mamma Livia. «Abbiamo provato a metterlo in un istituto, ma c’è rimasto solo 15 giorni, non erano in grado di gestirlo. Stefano era aggressivo in un modo che non le dico: urla, calci, pugni, graffi… Non ce la si faceva in quattro a tenerlo».

Quando incontra la Lega del Filo d’Oro, Stefano ha 9 anni. «Siamo andati a Osimo su suggerimento di una dottoressa del Centro di Igiene Mentale della nostra città. È stato lì dieci anni e ce l’hanno tirato proprio su bene. Ma quando veniva a casa riprendeva subito le vecchie, cattive abitudini. Dopo dieci anni la Regione ha smesso di pagare la retta e Stefano è tornato a Ferrara. Abbiamo provato quattro centri in nove anni, è stato un disastro». È la fatica di tante famiglie: sentirsi palline sparate da un flipper, in una partita giocata da altri.

Finalmente una casa

Dal 1994 Stefano è tornato alla Lega del Filo d’Oro, a Osimo. «Pensi che dopo nove anni, il primo giorno a Osimo lui ha riconosciuto l’infermiera dalla camminata e appena lei si è avvicinata lui ha detto "Ciao Teresa!"», ricorda la mamma. Piano piano, con tanto lavoro, pazienza e amore, Stefano lascia da parte la sua aggressività. Qualche momento difficile capita ancora, ma molto raramente. Per la mamma lui adesso «è un angelo del paradiso, un coccolone. Stefano è come un bambino di tre anni, ma capisce cosa è bene e cosa è male, sa come fare un dispetto. Alla Lega però sanno quando bisogna lasciar correre e quando invece serve riprenderlo. È impensabile tenerlo a casa, nemmeno con l’aiuto di qualcuno: ha proprio bisogno di un’assistenza specializzata». Oggi Stefano si aiuta a lavarsi e vestirsi, fa le sue attività e la sua terapia occupazionale… «Però è un pigrone», ammette Livia. «Gli fanno portare la merenda e l’acqua ai suoi compagni, a metà pomeriggio, ma tante volte si rifiuta. E quando dice "no" è irremovibile».

Verso Modena

A inizio gennaio, dopo 18 anni, Stefano si è trasferito. È uno dei primi utenti del nuovo centro di Modena. «Per me è un sollievo, so che questa sarà la sua casa fino alla fine dei suoi giorni, è vicino, per la sorella sarà più semplice venire a trovarlo. Perché domani che noi non ci siamo più… il nostro pensiero è sempre quello». È da parecchio che lo preparano al cambiamento: a Osimo, per esempio, il gruppo in procinto di trasferirsi ha vissuto insieme già tutto l’ultimo anno, per rafforzare le relazioni e la conoscenza. «Gliel’ho spiegato, certo», dice la mamma. «Tutte le mattine Stefano esce con mio marito, fanno un giro, un po’ di commissioni… L’altra mattina avevo bisogno di andare alla posta, che sta nel paese accanto al nostro, così sono salita in macchina anch’io. Stefano ha capito che era una cosa diversa dal solito e tutto eccitato subito mi ha chiesto: "mamma, andiamo a Modena?"». Stefano ormai è nella casa di Modena da qualche settimana. Sta prendendo le misure del nuovo ambiente, sta imparando ad orientarsi. Anche l’ansia di mamma Livia si è sciolta: «Se non avessimo incontrato la Lega del Filo d’Oro, non so come avremmo fatto. Dico davvero. C’è una grandissima professionalità ma allo stesso tempo in tutti gli operatori ho sempre visto un grande amore per questi ragazzi. In tutti e ovunque. Per questo sono serena».