La storia di Alessio

Undici anni, ha lottato per sopravvivere e a Osimo si impegna a migliorare

Lo sentivano in cuor loro, mamma Veronica e papà Davide, che il loro Alessio, nato prematuro e con gravi problematiche a Vasto, nel 2001, avrebbe potuto dare le soddisfazioni che in effetti sta manifestando attualmente. Eppure nessuno aveva dato loro speranza e sostegno, né sul territorio né durante i pellegrinaggi, come a Verbania e a Roma, alla ricerca di aiuto e conforto. Tuttavia i risultati ci sono e ci saranno, da quando il piccolo è stato preso in carico dalla “Lega del Filo d’Oro”.

«Alessio è arrivato al Centro Diagnstico di Osimo che aveva ormai cinque anni, grazie alla segnalazione di una famiglia che versava nelle nostre stesse condizioni – racconta papà Davide – e immediatamente mio figlio è stato messo a “lavorare” manualmente con oggetti come cerchietti e pezzi da incastrare. Poco alla volta Alessio, che ha un caratterino difficile, irritabile e soffre di crisi epilettiche, ha imparato a farsi capire con piccoli gesti e suoni appresi dagli operatori. Per esempio, quando ha sete, porta la mano al mento e sa dire “ta” (per “basta”) se non vuole più bere...»

“Un altro mondo”
«...A noi genitori – continua Davide – sa esprimere il suo affetto non solo abbracciandoci, ma anche emettendo suoni che significano “vi voglio bene”. Grazie al percorso compiuto con la “Lega”, adesso Alessio adora anche il fratellino Gabriele di sette anni, che prima non accettava e che ora invece cerca continuamente...»

Le attuali condizioni di Alessio hanno dell’incredibile se paragonate a quelle iniziali. Dato per morto alla nascita, rimasto in incubatrice a lungo, il bambino ha manifestato precocemente le conseguenze delle sue patologie che gli procuravano una totale assenza rispetto all’ambiente circostante.
«A livello locale nessuno ha creduto in lui, né si è impegnato per aiutarlo a migliorare. Del resto sul territorio non abbiamo trovato strutture adeguate e quelle poche esistenti non si sono mai dimostrate all’altezza della situazione, come quando Alessio ha avuto bisogno della fisioterapia, effettuata però senza successo. Nemmeno gli insegnanti di sostegno che abbiamo ottenuto sono riusciti a continuare a casa il lavoro impostato alla “Lega” in quanto non in possesso delle metodologie opportune. Invece durante i tre trattamenti ricevuti da Alessio ad Osimo ho potuto scoprire non solo che il personale lavora con capacità ed esperienza, ma anche che ci mette passione e cuore in ogni momento e circostanza. Anche in caso di risultati incerti, gli operatori si impegnano al massimo, perché credono in quello che fanno. Dagli operatori fino alle figure più significative in campo medico, la grande professionalità e la dedizione li rende tutti ugualmente importanti. È proprio un altro mondo...» 

“Un piccolo monello”
I primi tempi, i genitori di Alessio avevano pensato di trasferirsi in una  città dove il figlio avrebbe potuto trovare l’assistenza necessaria. Ma poi l’incontro con il nostro Ente ha cambiato gli orizzonti della famiglia.
«Il primo impatto con Osimo è stato veramente toccante e bellissimo – confida Davide – perché ci siamo trovati davanti a una realtà che non potevamo nemmeno immaginare. All’inizio ci hanno fatto visitare l’intera struttura così che abbiamo potuto prendere conoscenza dei problemi, anche gravissimi, dei tanti ospiti e delle soluzioni adottate dall’Associazione. Gli operatori hanno capito subito come trattare nostro figlio, che deve essere incoraggiato quando lavora bene e rimproverato se non si applica. Durante l’ultimo ricovero, Alessio ha seguito un programma per la comunicazione dato che non riesce sempre a farsi capire, si arrabbia spesso e si mette a gridare. A casa, mio figlio si rapporta di più con la madre che, essendo più indulgente, gli permette di esprimersi con una certa aggressività nei momenti di rabbia; al contrario, con me si calma in quanto sa che non gli concedo capricci per cui gli conviene fermarsi..

Ogni volta Alessio si integra molto bene nell’ambiente di Osimo, ma, tra le mura di casa sua, si “scatena”, mostrando tutta la sua personalità, come riferisce il padre: «L’altra sera mi sono accorto che non sentivo più mio figlio: ebbene, l’ho ritrovato nel bagno della nostra camera, dove aveva aperto il rubinetto e versato un intero flacone di sapone liquido, formando un metro e mezzo di schiuma nel locale. Naturalmente Alessio si è divertito moltissimo, come quando fa sbattere gli sportelli dei mobili, soprattutto di notte. Molte volte lo scopriamo alle sette di mattina, accoccolato per terra, mentre da ore continua il suo gioco preferito. A questo proposito, Alessio ha ideato uno stratagemma per non essere riportato a letto se viene colto in flagrante davanti al portellone del frigorifero: infatti è capace di spostare, senza schiacciarlo, l’orsetto musicale collocato all’interno, che darebbe altrimenti l’allarme sulla sua marachella».

“Sacrifici positivi”
Oggi, dopo le attività ad Osimo, Alessio ha un discreto movimento a terra, in ginocchio, presta maggiore attenzione, conserva un residuo visivo e presenta una sola crisi epilettica all’anno, invece di cinque. Il ragazzo ha appreso a giocare da solo, seduto al tavolo, e mangia con la forchetta se questa gli viene appoggiata al piatto.
«La sua alimentazione era soltanto liquida, a base di frullati, finché alla “Lega” non gli hanno messo un biscotto tra i denti, stimolando la masticazione. Da allora Alessio vuole solo cibi sostanziosi – dice Davide – Mio figlio apprezza la musica ed è felice di poter gettare le braccia al collo del fratello che gli canta qualche canzoncina. Le sue possibilità, a parere degli specialisti di Osimo, sono molte e ora noi dovremo decidere se accettare l’opportunità di ricoverarlo per un anno, da gennaio prossimo. Sappiamo che sarebbe per il suo bene e che potremmo riaverlo con noi ad ogni fine settimana, ma temiamo la lontananza e il distacco».