"Le mie dita ti hanno detto"

"Le mie dita ti hanno detto" ecco il ritratto della nostra fondatrice Sabina Santilli, donna sordocieca che viveva in un piccolo paese contadino dell’Abruzzo negli anni Venti. Grazie alla sua determinazione, alla sua intelligenza  e alla sua instancabile volontà di entrare in dialogo con il mondo, Sabina riuscì a mettere in rete i sordociechi italiani, a dare visibilità alla loro esistenza, ai loro problemi e ai loro diritti, fino a creare nel 1964 la Lega del Filo d’Oro.
 

 

  • Il nome Lega del Filo d’Oro: “il nome all’apparenza fantastico è in realtà il simbolo della buona amicizia senza il quale le persone prive della vista e dell’udito sono condannate all’isolamento” il filo prezioso che unisce la persona sordocieca al mondo esterno.

    Sabina è stata la prima Presidente dell’Associazione. Mentre realizzava un sogno, ha infranto un tabù: è stata  la prima persona sordocieca ad assumere una carica sociale. Per poterlo fare il notaio ha equiparato il caso di Sabina, che per la legge sarebbe stata incapace di intendere e di volere, a quello di uno straniero che necessita di un interprete.

 

  • L'importanza della famiglia:

    Sabina col padre

    Una famiglia speciale quella di Sabina. Il papà Pacifico la accompagnò a Roma all’istituto Augusto Romagnoli, istituto per ciechi,  con il cavallo e la biga facendo ben 90 km di strada. Una famiglia al di fuori della norma  per il suo tempo, quando la reazione comune sarebbe stata quella della rassegnazione. Invece i primi che hanno cercato un riscatto e hanno trasmesso a Sabina  la voglia di imparare e di poter fare sono stati proprio i genitori che hanno scommesso sulla sua educazione e crescita.

    Il contesto familiare nel quale è inserita la persona sordocieca e pluriminorata psicosensoriale è di fondamentale importanza. Per questo la Lega del Filo d’Oro è molto attiva nel supportare genitori, fratelli, sorelle e parenti, in modo da alleviarne le difficoltà e facilitare il programma riabilitativo. 

 

L’annuncio di Sabina suona così: “ si è deciso di costituire anche noi il Filo d’Oro, una lega di ciecosordi e loro amici vedenti e ciechi udenti volontari…” L’ultima spinta verrà dal primo soggiorno estivo per sordociechi, organizzato nel luglio 1964 a Frontignano di Ussita, sui Monti Sibillini. Vi parteciparono una decina di donne, tra cieche e sordocieche, accompagnate da alcune volontarie di Osimo, coinvolte da Don Dino in parrocchia….

1968-Soggiorni estivi
 
In quei giorni, nelle ore di riposo, si andava all’ombra sotto un grande albero di noce per abbozzare lo statuto e il regolamento per l’associazione che doveva sorgere e a cui Sabina diede il nome di “Lega del Filo d’Oro”. Il Soggiorno di Frontignano fu il primo di una lunga serie. Sabina non si stancherà mai di organizzare queste vacanze speciali, passando moltissimo tempo anche a scrivere lettere per contrattare i prezzi del soggiorno (“1300 lire al giorno escluso il caffè”, nel 1970) ma soprattutto invitando ogni volta con una lettera personale ciascun sordocieco di cui ha notizia, organizzando i trasferimenti e cercando strade per consentire a tutti, anche a chi aveva difficoltà economiche, di partecipare a quei momenti che regalano ai sordociechi “una parentesi di respiro” e soprattutto l’esperienza di quanto può essere bella, stimolante e ricca la vita se solo hanno accanto qualcuno che sappia come comunicare con loro.

 

Sabina mentre lavora

Quando il Prof. Romagnoli decise di accogliere Sabina nel suo istituito di Roma, la mamma di Sabina ebbe un attimo di sconforto. Allora lui fece l’esempio della potatura:

"Quando si potano i rami , dispiace tagliarli perché sono belli, però si sa che solo in questo modo la pianta cresce meglio , robusta e da molti frutti.. ecco l’importanza dell’educazione".

Sabina non si s tancò mai di insistere sulla necessità di una diagnosi e di un intervento precoce perché "non si poteva attendere che questi piccoli perdessero tutta la duttilità ed elasticità ad una educazione.

 

Sabina Santilli al tavolo da lavoro


Il primo passo per il riscatto di Sabina fu quello di imparare a comunicare con l’esterno in modo più semplice e funzionale. Sabina imparò subito sia la scrittura in Braille sia il Metodo Malossi. La sua mano divenne l’antenna dell’intelligenza e del cuore.

A san Benedetto , cittadina dove viveva la famiglia di Sabina, il primo ad imparare il Malossi, fu papà Pacifico. Aveva riportato a casa Sabina per le prime vacanze e sentì la necessità di tornare a comunicare con sua figlia. Fu cosi che la prima notte si mise a studiare l’alfabeto Malossi e Sabina quando si svegliò ebbe la sorpresa di un "buon giorno" scritto sulla mano dal suo papà.

 

Sabina Santilli al tavolo da lavoro


“Una vita indipendente, per lei, non è bastare a se stessi, in una presunta aspirazione monadica, come oggi si tende a pensare; la vita indipendente per lei è “essere capaci di stare con tutti”. … Massima indipendenza significa massimo inserimento nel contesto sociale”. 
 

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“Una vita indipendente, per lei

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