Il nostro metodo è non dire mai di no

13 Dicembre '16
Data svolgimento: 
13 Dicembre '16

mai dire no

Non esistono sfide impossibili per la Lega del Filo d'Oro: anche di fronte ai problemi più gravi si può sempre intervenire.

La fondatrice della Lega del Filo d'Oro, Sabina Santilli, era solita dire che "tutti sono educabili", nessuno escluso, anche chi è emerso nell'isolamento più completo dovuto al buio e al silenzio. L'Associazione ha fatto sua questa convinzione, e ha sviluppato negli anni un proprio metodo educativo-riabilitativo che si caratterizza per la tenacia nel far emergere la persona prigioniera della disabilità grave, e offrirle la possibilità di comunicare col mondo. Senza arrendersi mai.

Il nostro obiettivo

Lavoriamo insieme per dare a tutti il diritto alla felicità

La ricerca della felicità: c'è anche questo obiettivo tra quelli che la Lega del Filo d'Oro si propone di far raggiungere alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali, le stesse per cui l'Associazione è nata e ha sviluppato, negli anni, il proprio metodo educativo-riabilitativo. Un metodo frutto di lavoro comune, prassi scientifiche, continue sperimentazioni e di una buona dose di creatività, ingredienti indispensabili per far sì che gli utenti, piccoli o grandi, siano membri attivi della società, possano scegliere, comunicare, raggiungere il massimo delle proprie potenzialità e, non meno importante, non rinuncino a realizzarsi.

"La chiave del nostro metodo sta nel credere che nessuno, ma proprio nessuno sia irrecuperabile", spiega Patrizia Ceccarani, Direttore Tecnico Scientifico della "Lega".

"Siamo convinti infatti che tutti, in qualunque situazione, se adeguatamente seguiti possano migliorare la propria condizione". Per questo la Lega del Filo d'Oro lavora anche sulle disabilità grave e gravissima, concentrando le proprie forze sulle abilità residue, e costruendo per ciascuno un percorso altamente personalizzato.

"L'intervento precoce, sui bambini piccoli, è fondamentale", continua la dottoressa Ceccarani, "ma è altrettanto vero che "non si finisce mai di imparare", e utilizzando correttamente le tecniche cognitivo-comportamentali si possono ottenere progressi a qualunque età. Basta cercare continuamente di far emergere le potenzialità della persona, abbattendo le barriere costituite dalla disabilità".

L'impegno dunque non diminuisce nel tempo, ma anzi si rafforza, come testimonia Luigina Carrella, Direttore Educativo riabilitativo al Centro di Lesmo. "L'aspetto motivazionale è decisivo, soprattutto nel caso di persone adulte", spiega. "Qui vivono anche alcuni anziani, nei quali il deterioramento fisico e cognitivo è normale, ma noi cerchiamo di prevenirlo in ogni modo offrendo loro continui stimoli. La collaborazione del soggetto è essenziale per il successo di qualunque riabilitazione, e noi vogliamo che non manchi mai. La luce non si deve spegnere per nessuno".

Come una matassa da sgrovigliare, la persona "intrappolata" nel guscio dell'impossibilità a vedere e udire attende solo che qualcuno scovi il bandolo giusto.

Per trovarlo, la "Lega" mette in campo, in tutti i Centri, un équipe multidisciplinare che lavora insieme secondo uno schema ben definito: "Il primo passo è un'analisi della situazione reale della persona", spiega Fiorella Grillo, fisioterapista al Centro di Molfetta, "per passare poi alla stesura del progetto riabilitativo individuale, redatto insieme da professionisti diversi, che fissa alcuni obiettivi da raggiungere".

Obiettivi non generici, ma molto specifici e soprattutto misurabili e accettabili dall'utente, perché non siano inutilmente alti e non creino frustrazioni. "Nel corso del tempo, le verifiche sono continue", conclude la Dottoressa Grillo, "e se ci si accorge che bisogna cambiare strada, si cambia. Ripartire sempre è il nostro punto di forza, la nostra caratteristica è che non molliamo mai. La sfida è difficile, i problemi sono tanti? E noi ci impegniamo ancora di più".