Benny, il piccolo fiore di nonna Dina

"Un grande buio“: così nonna Annadina, 63 anni pieni di energia e amore, ricorda la sensazione provata dopo il primo colloquio con i neonatologi che si erano presi cura di suo nipote Benito, che oggi ha sette anni e mezzo.

Nato dopo un parto molto difficile, il bambino aveva subito manifestato gravi problemi, tanto da far decidere i sanitari per un suo immediato trasferimento dal piccolo ospedale di Teramo in cui era venuto alla luce al più attrezzato policlinico di Chieti. Una corsa affannosa per seguirlo, tanta paura.  I famigliari erano confusi e spaesati.

“I medici mi parlavano di problemi respiratori, poi dicevano che non era quello il punto, che c’era stata un’ischemia, che il cervello aveva subito dei danni”, ricorda nonna Annadina riandando con la mente a quei momenti concitati. “Io non capivo i dettagli, ero spaventata, e più i dottori cercavano di tranquillizzarmi, più mi agitavo.

L’unica cosa che, allora come oggi, avevo ben chiara, era che dovevo aiutare mio nipote: la sua vita, comunque fosse, era un regalo tutto da scoprire”.

Aiuta Benny

La svolta tanto attesa

Benito torna a casa, ma deve essere sottoposto a diversi controlli; purtroppo in quel momento la sanità abruzzese vive un periodo di grandi cambiamenti in seguito agli scandali per presunti episodi di corruzione, e molte strutture sono chiuse, costringendo nonna e nipote a ripiegare su ospedali e centri di riabilitazione fuori regione, soprattutto nelle Marche. Ed è durante uno di questi soggiorni a scopo terapeutico che i medici consigliano ad Annadina di bussare alle porte della Lega del Filo d’Oro.

Ero molto preoccupata per lui!”, spiega Annadina, “perché per scongiurare le crisi epilettiche avute alla nascita assumeva farmaci molto pesanti, che lo facevano dormire quasi tutto il tempo. Da sveglio era ipotonico, non reggeva bene la testa, non reagiva agli stimoli. Insomma, ai miei occhi peggiorava. Aveva bisogno di una svolta”.

E la svolta arriva proprio a Osimo, dove Benito arriva a due anni in passeggino, senza avere mai messo un piede a terra: “Ci siamo affidati alla Lega del Filo d’Oro per potergli restituire una vita, e non ci siamo sbagliati”, racconta la nonna commossa. “Già al primo trattamento me l’hanno messo in piedi: mi è venuto da piangere per l’emozione! Quello che ho visto immediatamente, fin dalle prime tre settimane, mi ha fatto dire che la Lega del Filo d’Oro è grande”.

Un aiuto che nessun altro può dare

Piano piano, Benito inanella un progresso dopo l’altro: impara a masticare, a mangiare col cucchiaio, va in giro col girello, sorride quando sente i carillon e gli altri giochi musicali, e sfrutta al massimo il residuo visivo di cui dispone. Non parla, ma sa farsi capire con lo sguardo e ripaga con una risata soddisfatta ogni gesto gradito, ogni abbraccio, ogni coccola. “Gli operatori mi hanno insegnato tutto”, continua Annadina, “Perfino come lavarlo e cambiargli il pannolino, gesti semplici che io pensavo di saper fare bene e che invece devono essere eseguiti in un certo modo per permettere a Benito di vivere per quanto possibile in prima persona lo svolgersi della giornata”.

Oggi Benito (o, come lo chiamano tutti, Benny), dopo aver effettuato altri due interventi precoci a 3 e 4 anni, vive come ospite a Osimo, dove frequenta anche la scuola paritaria interna al nostro Centro di Riabilitazione. Una scelta non facile per la nonna, cui è affidato da qualche anno, presa però con una limpida consapevolezza: “Quello che gli dà la “Lega” non glielo potrebbe dare nessun altro”, ribadisce.

Aiuta Benny

Un futuro lontano dalla solitudine

Annadina, comunque, con il marito Giuseppe e l’altra figlia 19enne Francesca va a trovarlo spesso e lo chiama un giorno sì e uno no, ascoltando con emozione i gridolini di gioia che arrivano dall’altro capo del telefono.

Anche la mamma e il papà di Benny hanno riallacciato i rapporti con lui, e nutrono la stessa fiducia del resto della famiglia nel prezioso lavoro dell’Associazione. A Osimo, infatti, per gli ospiti dai 4 ai 18 anni si svolgono trattamenti continuativi e personalizzati di riabilitazione, studiati per favorire il massimo sviluppo cognitivo.

Un percorso educativo che comprende anche musicoterapia e fisioterapia, e grazie al quale Benny ha imparato tanto.

Sono una nonna, e non so se vivrò abbastanza a lungo per vedere mio nipote diventare un uomo”, conclude Annadina. “Ma sono serena perché so che nel suo futuro ci sarà sempre la “Lega”.