La ricetta di Samantha: non mollare mai

Il mio nome è Samantha, ho 28 anni e sono di Roma. Ho una malattia rara, la sindrome di Usher, sono nata sorda e progressivamente avrò una degenerazione della retina. In poche parole, anche la mia vista è destinata a peggiorare. Conosco la LIS da sempre, è la mia lingua, il mio modo di comunicare con il mondo.

Sono testarda, realista, ma credo nei sogni. Il mio è quello di diventare una ricercatrice linguistica al CNR.

Quando nel 2008 mi sono iscritta alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Roma Tre, sapevo che con i miei problemi la strada sarebbe stata in salita.

Studiare, frequentare le lezioni e prepararmi agli esami mi affaticava moltissimo la vista. Una spossatezza che non avevo previsto, che mi rendeva nervosa e nonostante i miei genitori mi dicessero di riposarmi io non volevo mollare, perchè non potevo rinunciare al mio sogno.

 

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Durante l’ultimo anno della laurea triennale le difficoltà agli occhi sono aumentate sempre di più, stavo peggiorando, ero stanchissima e seguire le lezioni diventava sempre più complicato.  Vivevo questa perdita progressiva della vista come un ulteriore problema. Non riuscivo ad affrontarla e mi vergognavo. La sordità mi sembrava già sufficiente.

Purtroppo questa situazione stava disturbando anche i rapporti con i professori e con i miei colleghi studenti. Spesso accadeva che le persone mi salutassero e io non riuscissi a vederle e di conseguenza non potevo salutarle. Sembravo maleducata ma ero solo in grave difficoltà a causa del mio campo visivo ristretto.

Decisi che era arrivato il momento di essere sincera con i colleghi, gli interpreti e i professori riguardo le mie difficoltà visive. E fu la scelta giusta, perché così mi sentivo più a mio agio. Avevo capito che ero umana e dovevo accettare i miei limiti, prendendo la vita con un ritmo diverso: il mio.  Avevo una laurea da prendere, non potevo fermarmi ed ero decisa ad andare avanti sia con la tesi che con lo studio.

Ce l’ho fatta. Mi sono laureata in Filosofia e poi ho iniziato la Specialistica. La mia vista però si aggravava sempre di più. Stanchezza e stress erano quotidiani tanto che ho pensato di mollare tutto, ma il supporto, la sensibilità e la disponibilità di alcuni professori mi hanno permesso di studiare da casa, per esempio organizzando un esame via e-mail. 
Mi occorreva questa fiducia per ritrovare me stessa, la testarda che non molla. Così ho deciso di presentarmi comunque dal vivo all’esame che fortunatamente ho superato con un bel voto.

Ora che mi sto laureando alla Specialistica in Scienze Filosofiche e che sento intorno a me stima e apprezzamento, riconosco la capacità di chi mi è stato intorno di trattarmi come una persona con esigenze diverse e non come una disabile, come quel professore che abbassava le serrande dell’aula perché sapeva che troppa luce mi avrebbe dato fastidio.

Nel 2013 ho incontrato la Lega del Filo d’Oro. Senza di loro la mia vita sarebbe stata diversa, perché da subito, con loro, ho imparato a non sentirmi sola.

 

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Partecipando a molte loro iniziative culturali, ricreative e di socializzazione, mi sono avvicinata di più alle persone con sordocecità, ho condiviso con loro le esigenze e mi sono riconosciuta nei loro vissuti.

Ora, sempre grazie alla “Lega” ho iniziato a collaborare con le scuole di Roma, sensibilizzando gli alunni di elementari e medie. Desidero spiegare ai bambini cosa sia la sordocecità, voglio insegnare loro la Lingua dei Segni e sogno di riuscire a trasmettere loro che non bisogna aver paura della disabilità.

Ma la Lega per me ha fatto molto altro e grazie al sostegno e alla professionalità dell’assistente sociale e di un’operatrice della sede di Roma, dopo un confronto e uno scambio di informazioni, un altro grande sogno si è concretizzato: inizierò a lavorare all’Università. Ce l’ho fatta, senza mollare mai!

Oggi ho capito una lezione fondamentale, non solo per chi come me non vede e non sente: le difficoltà, anche se sembrano insormontabili, possono essere superate se abbiamo vicino persone speciali.