La serenità di Adriano

«Ho sperato nel 10». Anna, 68 anni, racconta così la decisione di far nascere suo figlio Adriano, che oggi vive gran parte della settimana a Osimo nella sede della Lega del Filo d’Oro.

«Mi avevano detto che a causa della rosolia che avevo contratto nelle primissime settimane di gravidanza, il bambino aveva il 90% di possibilità di nascere con gravi problemi. I medici erano per l’aborto, ma io ho detto no. Scommettevo su quel 10%». Mamma Anna non si è pentita :«Mio figlio è la mia gioia, lo è sempre stato» - dice convinta col suo bell’accento pesarese, più romagnolo che marchigiano. «Anche se all’inizio non è stato facile».

Con la memoria torna a quel giorno di 44 anni fa quando le misero in braccio per la prima volta il suo bambino: «Nella mia ingenuità pensavo che essere malformati comportasse una disabilità evidente, invece Adriano era bellissimo», racconta. «Quindi ero felice. Mi accorsi solo di una membrana opaca sugli occhi, che mi spiegarono essere cataratta». All’età di 1 anno, il piccolo viene operato agli occhi, ma nel frattempo altri e ben più gravi problemi si erano resi evidenti: Adriano non vede e non sente, e impara a camminare solo dopo i 3 anni. Anna e il marito Giancarlo fanno di tutto per curarlo, macinano chilometri per portarlo dagli specialisti e a fare ginnastica, fino ad approdare all’Istituto Audiofoniatrico di Ancona, dove sentono parlare della Lega del Filo d’Oro. «La nostra fortuna», la definisce Anna. Alla "Lega" sono ottimisti sulle possibilità di recupero, ma a patto che il bambino rimanga a Osimo come “interno”, tornando a casa il fine settimana. Anna è sincera: «Non me la sono sentita di lasciarlo lì, era così piccolo… l’anno dopo però è nato l’altro mio figlio, Filippo, e ho capito che non sarei più riuscita a occuparmi di Adriano a tempo pieno. Così ho accettato di separarmi da lui». La voce si incrina per la prima volta. «Per il suo bene».
E che fosse davvero un bene, i genitori se ne accorgono nel tempo: se prima di arrivare a Osimo, pur avendo sette anni, Adriano porta il pannolino e si comporta come un bambino di qualche mese, dopo qualche anno cammina, comunica con gesti e cartelli pittografici, va in bagno da solo, si veste e interagisce con genitori e familiari. «Un sacrificio ben ricompensato», ricomincia Anna col sorriso. «Perché da allora mio figlio ha continuato a fare progressi: chi dice che dopo una certa età non si impara più sbaglia. Tutte le volte che torna a casa mi accorgo che è diverso dalla settimana prima. Magari sono piccole cose, ma importanti».

aiuta Adriano a diventare grande

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un uomo, due case

Da 37 anni, infatti, dal lunedì al venerdì Adriano vive alla Lega del Filo d’Oro. Ha una routine quotidiana, svolge semplici attività, ha un ottimo rapporto con operatori e volontari ed è benvoluto da tutti per il suo carattere dolce e tranquillo. Anche quando è a casa, Adriano conduce una vita in molti aspetti simile a quella di tante altre persone: passeggia, accompagna la mamma a fare la spesa, va a trovare amici e parenti, fa colazione al bar e ama particolarmente andare al mare e cenare in pizzeria. «È molto affettuoso, un tesoro», lo descrive Anna. «La cosa che lo disturba di più è sentire che qualcuno è arrabbiato. Ci vuole tutti sereni e in pace. E poi è aperto, disponibile: quando viene a trovarci qualcuno che non conosce, gli tocca la mano per stabilire un contatto».

Tutte caratteristiche ereditate dal dna familiare (anche zii e cugini gli sono sempre stati vicini, tanto che per lui sono «quasi fratelli») ma che sono state rafforzate e potenziate dal lavoro svolto alla “Lega”: «Guai se non ci fosse stata la Lega del Filo d’Oro. È stata la nostra salvezza. E oggi è l’unica speranza per guardare con serenità al futuro». A quasi settant’anni, pur disponendo di un’energia notevole, Anna e Giancarlo sanno che arriverà un giorno in cui Adriano non potrà più contare su di loro. Un pensiero che li accompagna da tempo, ma che via via si va liberando dei tratti più angoscianti e approda a una confortante sicurezza: «Adriano non sarà solo, gli operatori della Lega staranno con lui», conclude Anna, «e il fratello, gli zii e i cugini non lo abbandoneranno.
Adriano avrà sempre una casa a Osimo e una casa qui. E vivrà come ha sempre vissuto, tra i suoi oggetti e le persone a lui cari». Perché quella dolcezza che esprimono i suoi occhi continui a specchiarsi negli occhi di chi gli vuole bene.

 

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