La storia di Nicolò

«In tre settimane ho capito che era mio figlio. Lo conoscevo da un anno e mezzo, ma quello che mi dicevano di lui non c’entrava niente con quello che ho visto dopo un giorno alla Lega del Filo d’Oro».

Suo figlio Nicolò, nato il 7 settembre 2010 dopo una gravidanza apparentemente senza problemi, non aveva né occhi né nervo ottico, non udiva e non si muoveva. Nessuna sindrome o malattia rara, semplicemente una condizione fisica gravemente compromessa, le cui reali cause sono ancora oggi oggetto di indagine. Per i dottori, una serie di "non" da declinare anche al futuro: non vedrà, non parlerà, non sentirà, non mangerà mai da solo... «Signora, che vuole fare. Lo porti a casa, tanti auguri».

Solo una pallina di ciccia

Una sentenza senza appello che però le stava stretta: «Ti scontri con questa parola odiosa, "vegetale", parli con persone che non ti capiscono, che allargano le braccia. Ma io mi dicevo: possibile che nessuno possa prendersi cura di Nicolò come persona, così com’è?». Dopo un anno e mezzo di visite e pensieri, un otorino la indirizza finalmente verso «quell’Istituto che a Osimo lavora con i sordociechi», e la vita di Antonella (e di Nicolò, e del papà Stefano) prende una nuova direzione. «Era tre anni fa, ottobre 2011», racconta, «Nicolò era la mia "pallina di ciccia", come lo chiamavo io, stava sdraiato o piegato su sé stesso. Dopo tre giorni alla "Lega" stava in piedi. E dicevano che non si sarebbe mai mosso!».

Quasi urla, questa mamma 39enne dalla parlantina sciolta e la grinta di un mastino, quando ritorna con la mente al momento in cui quello che aveva sempre sognato era lì, davanti ai suoi occhi. «Nicolò sapeva, poteva fare qualcosa. Quando ho visto che si è girato per toccare un giocattolo quasi mi si fermava il cuore. A Osimo abbiamo scoperto la stimolazione sensoriale, la logopedia, la musicoterapia. Aveva la peg perché mi dicevano che non si sarebbe mai alimentato normalmente, adesso mangia come un lupo e non ha nessun problema di deglutizione. Sa qual è la differenza? Che alla "Lega" non ti dicono quello che tuo figlio non può fare, ma quello che può fare. E non importa se è tanto o poco».

Regala un sorriso a chi ne ha più bisogno

Oggi, a quattro anni, Nicolò va alla scuola materna, si alimenta con il cucchiaino, afferra i giocattoli, nuota, ha iniziato a "lallare" e a muovere qualche passo, tanto che i genitori stanno già pensando al girello. Ed è arrivato a sentire 60 decibel dall’orecchio destro. «Non vedrà mai, su questo non posso farmi illusioni», ammette Antonella, «e probabilmente non vivrà mai da solo. Ma è felice, allegro: il suono della sua risata per me è il concerto più melodioso del mondo. E anche sull’autonomia ha fatto passi da gigante».

La depressione è alle spalle

Insomma, un orizzonte che si è rasserenato (pur senza cancellare le nuvole) e che permette ad Antonella anche di essere più leggera: «Io per scherzo lo chiamo Mister Magoo, come il personaggio dei cartoni animati», continua, «e ho anche ricominciato a fare l’animatrice per feste di compleanno travestita da pagliaccio. Riesco a ridere, a prenderlo e a prendermi in giro. Come una mamma normale, una famiglia normale. E se sono riuscita a riprendermi da un periodo di depressione e rabbia, lo devo soprattutto alla Lega del Filo d’Oro».

Una riconoscenza che Antonella esprime dedicando alla "Lega" Controvento, la canzone di Arisa che ha vinto l’ultimo Festival di Sanremo. «Loro ci sono, sempre», conclude, «accanto a noi che dobbiamo per forza viaggiare controvento. E non importa se risolvono poco o tanto, l’importante è che non ci abbandonino mai».

Regala un sorriso a chi ne ha più bisogno

Tags: