Matilde: insieme per non arrendersi mai

Sono Matilde e vi racconterò una storia un po’ insolita, la mia.

Ho 52 anni, vivo a Napoli con mio marito e i nostri tre figli, insegno Judo e sono sordocieca.

Alcune persone nascono sordocieche. Altre, come me, hanno visto le ombre crescere intorno a sé e il volume della vita abbassarsi pian piano. A soli 3 anni una miopia maligna mi ha resa ipovedente. A 26 la mia vista ha cominciato a peggiorare tanto che ho dovuto lasciare l’Università. A nemmeno 30 anni ero ormai diventata completamente cieca.

Per me, veder vacillare la mia indipendenza è stato inaccettabile, innaturale. Accanto a me in questa prova durissima c’erano già mio marito e i miei due figli più grandi, Paola e Marco, con il loro sostegno indispensabile.

Poi, a sorpresa, è arrivato anche Gabriele, il più piccolo. L’ho aspettato con tutto il cuore nonostante tanti fossero contrari all’idea che una mamma già cieca potesse occuparsi di un neonato. Lui lo conosco solo con gli occhi dell’amore: la mia malattia mi ha rubato la possibilità di conoscere il suo viso, ma non le è bastato neanche questo.

Ora infatti sto perdendo gradualmente anche l’udito ed è tornata la paura: se tolgo le mie protesi acustiche vado nel panico. Ma non posso e non voglio crollare. Per me, per la mia famiglia, per i ragazzi non vedenti ai quali insegno judo. Così ho cercato aiuto, e l’ho trovato alla Lega del Filo d’Oro, la mia seconda famiglia.

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Nel Centro di Osimo hanno messo a punto un percorso di riabilitazione mirando a conservare al massimo la mia indipendenza. Operatori e volontari della Sede di Napoli poi mi sono vicini per ogni necessità, da un passaggio in macchina a un aiuto nella battaglia quotidiana per i miei diritti di donna e mamma disabile.

Perché non ci sia mai tolta la possibilità di parlare, la “Lega” sta insegnando a me e alla mia famiglia nuovi metodi di comunicazione - la LIS tattile, il Malossi, la dattilologia -. E poi conta tantissimo l’amicizia con gli altri sordociechi che frequentano la Sede: insieme lavoriamo, scherziamo, partecipiamo a gite organizzate e laboratori che migliorano la manualità, ma anche l’autostima.

Il mio motto è “Io non mi arrendo!”. Ma penso spesso a quanti sono costretti ad affrontare le mie stesse sfide nella solitudine.

La Lega del Filo d’Oro può essere per tutti loro, come per me, una “seconda famiglia”, pronta a sostenere il loro desiderio di vivere nel modo più indipendente possibile ed essere parte attiva della società.

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