I quattro moschettieri e l’università

Uno per tutti, tutti per uno: Giovanni, Antonia, Mattia (che al contrario di quel che sembra dal nome è una ragazza) e Michelangelo sono i quattro moschettieri di Manfredonia. È la mamma, la signora Antonia, a raccontare così la sua famiglia speciale: «siamo come i quattro moschettieri, sempre insieme, ovunque. Se ne mancasse uno, crollerebbe tutto». Mattia e Michelangelo, i suoi due figli, oggi hanno 19 e 16 anni. Entrambi sono nati molto prematuri e per questo motivo sono non vedenti e con una disabilità intellettiva, più grave in Michelangelo. Sono stati inseriri nella scuola, seppur con percorsi non sempre positivi, «soprattutto per Mattia, che ha imparato a scrivere solo in prima media, quando finalmente ha incontrato un’insegnante di sostegno che ha saputo rassicurarla», dice Antonia. «In tanti si stupiscono della serenità della nostra famiglia», continua:. «noi un figlio normale non sappiamo cosa sia. La normalità per noi è questa».

Siamo felici
In casa loro tutto ruota attorno ai figli, ogni giorno, tutto il giorno. «Quando Mattia è nata, a 23 settimane, ci è cambiata la vita», ricorda la mamma. Quando lei ha tre anni, mamma e papà pensano di regalarle un fratellino: «speravamo potesse esserle d’aiuto», dice. Anche Michelangelo nasce prematuro e resta quattro mesi in incubatrice: «abbiamo rivissuto un incubo». Si va avanti, un giorno dopo l’altro, con fede. Antonia non lavora, sarebbe impossibile altrimenti seguire i ragazzi. «Non abbiamo mai potuto contare sull’aiuto dei nonni. È una croce che abbiamo portato sempre da soli, per questo siamo così uniti». Si appoggiano all’Unione italiana ciechi e ad alcuni centri riabilitativi della loro zona, che negli anni hanno tutti chiuso. «Qui non c’è niente, davvero», sospira Antonia. E racconta di come è organizzata la loro settimana, rigorosamente senza variazioni perché Mattia detesta i cambiamenti di programma e ad ogni intoppo va in crisi, diventando autoaggressiva: «i miei ragazzi sono come bombe a orologeria, potrebbero esplodere da un momento all’altro. Con Mattia, che solitamente è dolce e tranquilla, basta una frase male interpretata o un piccolo imprevisto per mandarla in crisi e allora sembra che da dentro di lei venga fuori un’altra persona. Michelangelo invece è epilettico, per fortuna fino ad ora le crisi sono arrivate sempre quando stava con noi». La settimana-tipo è la seguente: il martedì e il venerdì Mattia prende lezioni di musica (suona il pianoforte a orecchio da quando ha 10 anni, Eros Ramazzotti e Tiziano Ferro sono i suoi cantanti preferiti), un pomeriggio alla settimana escono con i volontari di un’associazione, un giorno vanno in piscina. La domenica è sempre speciale: «andiamo al mare o in campagna, con altri amici che hanno anche loro figli con problemi: negli anni ci siamo molto stretti a loro, gli amici che avevamo prima li abbiamo persi di vista, perché questo dolore lo può capire solo un genitore che ha lo stesso problema», dice. In quei giorni i sorrisi di Michelangelo e la scomparsa delle crisi di Mattia sono la prova provata del loro stare bene. E allora, dice mamma Antonia, «siamo felici»

All’università
Alla Lega del Filo d’Oro Mattia e Michelangelo sono arrivati nel 2004, attraverso il passaparola di altri genitori. Si appoggiano al centro di Osimo per dei trattamenti a termine, tre soggiorni di tre settimane in nove anni, in cui gli specialisti della “Lega” fanno il punto del loro percorso e aggiornano il loro programma riabilitativo. L’ultima volta è stata questa primavera: «È così bello vedere i ragazzi apprendere tante nuove cose in così poco tempo e vederli così tranquilli, sereni, felici di essere lì», dice Antonia. «Pensi che per la prima volta lì ad Osimo i ragazzi hanno mangiato da soli con gli operatori, senza di noi, non era mai successo prima». Sono tornati a casa con nuovi stimoli per l’autonomia personale e tanti suggerimenti per far comunicare di più Michelangelo, che ha anche alcuni problemi di linguaggio: «Li vedo più sicuri, e anche noi vediamo un raggio di luce», dice la mamma. La Lega del Filo d’Oro per loro «è un’oasi, il top. Ogni genitore sogna la migliore università per i propri figli, per i nostri questa università è la Lega del Filo d’Oro», spiega. In effetti, ora che Mattia sta per finire le superiori e compiere 18 anni, questa “università” potrebbe essere più vicina. Antonia si concede una mezza confidenza:  «Abbiamo fatto domanda per il centro di Molfetta. E chissà che lì possa iniziare un nuovo capitolo della nostra vita…».