Ma davvero si possono laureare?

28 Maggio '19
Data svolgimento: 
28 Maggio '19

 Francesca, Samantha, Francesco e Giona hanno molto da insegnarci. Non c’è disabilità che tenga, chiunque può realizzare il proprio sogno.

Niente scuse, nessun privilegio. Per finire gli studi ci vogliono studio, impegno, dedizione, concentrazione, ma alla fine ce l’hanno fatta.

Una soddisfazione doppia per chi sfida i pregiudizi di chi pensava che una persona sordocieca non potesse studiare e perfino prendere una laurea. E invece Francesco, Samantha, Francesca – e fra poco Giona -  dimostrano a tutti che non c’è disabilità che tenga e che chiunque può realizzare il proprio sogno.

 

Giona

Laurea sordociechi persona sordocieca lega del filo d'Oro

Giona ha una sordità profonda, ma suona il pianoforte. Ha una cecità assoluta - vede sostanzialmente solo luci ed ombre - ma arrampica in montagna. Ha 22 anni e vive sul lago di Garda: la sua famiglia si è trasferita qui diciotto anni fa dall’Albania.
Sta per laurearsi in Scienze del Servizio Sociale all’Università di Trento: «ho scelto di stare accanto alle persone», dice. Farà una tesi sulla partecipazione delle persone con disabilità nella società, che per lei significa «studiare, prepararsi a un lavoro, utilizzare i servizi del territorio, fare sport, socializzare, sapere di poter e dover esprimere il proprio punto di vista, ma ricordandosi anche di dover rispondere a delle responsabilità. Dico ciò perché mi sono resa conto, di quanto tutto quello che ho appreso in questi anni di studio, mi stia tornando utile anche nell’esplicitare quello che è il mio ruolo di Membro del Comitato Nazionale delle persone sordocieche».

«Grazie alla Lega del Filo d’Oro ho fatto tanti “passi in avanti” in questi anni», afferma Giona. Il primo ha a che fare con i soggiorni estivi: «da quando vi partecipo sono cambiata molto dal punto di vista caratteriale, ho acquisito più sicurezza e fiducia in me stessa. Questo mi ha aperto a ciò che la vita, ogni giorno, mi regala».

Soprattutto nel settembre 2017, con il supporto della Lega del Filo d’Oro, Giona ha fatto un’esperienza di vita indipendente nella città in cui studia, Trento. «Ho vissuto momenti di grande difficoltà ma grazie alla costante presenza della “Lega” non solo sono riuscita a fare quest’esperienza, ma ho potuto anche conoscermi meglio», racconta Giona. «Ho scoperto limiti e risorse. Tutto ciò mi ha incoraggiata e mi ha permesso di portare quest’esperienza fino in fondo». Giona al termine dell’anno accademico è tornata in famiglia, «ma è un momento transitorio, perché sono sicura che a breve riuscirò a realizzare questo progetto di vita autonoma».

 

Francesco

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«A dire la verità da bambino sognavo di fare il poliziotto, come papà. Quando mi resi conto che non era possibile, pensai a qualcosa che si avvicinasse a quel mondo: sognavo di fare il pubblico ministero per avere un rapporto stretto con le forze dell’ordine. I miei hanno sempre accettato le mie decisioni, ad esempio quella di andare a finire l’università a Urbino».

Francesco è parte della famiglia della Lega del Filo d’Oro da tanti anni. Ma l’intervento degli operatori dell’Associazione non avrebbe potuto nulla se alla base non ci fosse la grinta di questo ragazzo che, nonostante le difficoltà fin da bambino, non si è mai arreso e ha lottato per i suoi diritti.

In tre anni si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Urbino con la votazione di 110 e lode con una tesi sulla “Tutela delle persone disabili nella Costituzione e nella normativa di attuazione” proprio per poter approfondire temi come il diritto allo studio, al lavoro e all’accessibilità ai servizi da parte di persone che hanno deficit sensoriali e/o motori. Per la sua famiglia e per la comunità della Lega del Filo d’Oro è stata una grande soddisfazione. Quegli anni nei collegi universitari sono stati fondamentali per la sua crescita. Ha vissuto la vita normale di uno studente, ha imparato a prendere decisioni: un’esperienza enorme di responsabilizzazione.

«Ci sono tante cose che la Lega del Filo d’Oro ha fatto per me, ma quella più importante è stata farmi scoprire la mia identità di uomo. Va ricordato che la Lega del Filo d’Oro nasce con un forte atto di autodeterminazione di Sabina Santilli – una persona sordocieca – dunque favorire, promuovere in ogni modo l’autodeterminazione delle persone è parte del nostro DNA ed insito in ogni nostra azione.»

 

Samantha

Laurea sordociechi persona sordocieca lega del filo d'Oro

Samantha ha 29 anni, vive a Roma e la scorsa primavera, con tanti sacrifici, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Filosofiche all’Università di Roma Tre. Da quando è adolescente frequenta la Sede Territoriale romana della Lega del Filo d’Oro, che è stata al suo fianco durante gli anni dell’Università. E’ nata con una malattia rara, la sindrome di Usher: comporta difficoltà uditive a cui si aggiungono, nel tempo, anche difficoltà di vista. «Sono cresciuta usando sia la lingua vocale sia la Lingua dei Segni. Sono sempre stata una bambina e una ragazza molto curiosa, grintosa e dinamica. Oggi mi definirei una persona solare, che ama fare scherzi, resiliente ed estroversa. Mi piace viaggiare, visitare i musei, fare foto, vedere i negozi», racconta.

La resilienza è senza dubbio il tratto distintivo di Samantha. «Nel 2008 mi sono iscritta alla Facoltà di Filosofia perché il mio sogno è sempre stato diventare una ricercatrice in linguistica al CNR. Studiare mi avrebbe comportato un grande affaticamento visivo, ne ero consapevole, ma ho affrontato il mio percorso di studi in maniera serena e con grande determinazione. La sindrome di Usher mi ha obbligato a un metodo di studio più lento. Spesso i miei genitori, vedendomi stanca, mi dicevano di riposarmi: io invece ho sempre avuto voglia di portare a termine gli impegni presi», ricorda.

Quando ha iniziato a frequentare l’Università, Samantha come tante sue coetanee è andata a vivere da sola a Roma: «Sono sempre stata una ragazza con tanti desideri e progetti e ho voluto la mia indipendenza. Trasferirmi a Roma è stata una scelta di indipendenza e la mia famiglia mi ha sempre sostenuta. L’Università è stata pesante, ma mi ha dato grandi soddisfazioni».

La sordità non è mai stata un problema per Samantha: con lei in Università c’era sempre un interprete. All’ultimo anno della triennale però, quando il suo problema agli occhi si è accentuato, Samantha ha dovuto affrontare nuove difficoltà ma, fortunatamente, pian piano le cose sono migliorate. Ad esempio alcuni professori entravano in classe e per prima cosa abbassavano le serrande perché sapevano che troppa luce le dava fastidio agli occhi. Molti docenti hanno rispettato le sue difficoltà e hanno creduto nelle sue capacità, non hanno visto solo la sua disabilità. «Molto però dipende da noi, dalla nostra capacità di farci conoscere e di far capire agli altri quello che possiamo fare. Ho capito che ognuno di noi ha i suoi tempi e rispettarli significa rispettare i bisogni di ognuno, qualsiasi essi siano». È questo il messaggio di Samantha per altri giovani come lei: «Volere è potere».

Soprattutto se al tuo fianco cammina qualcuno che – come la Lega del Filo d’Oro per Samantha – crede in te e ti incoraggia a guardare le difficoltà non come frustranti limitazioni alle tue possibilità ma come perimetro entro cui giocare al meglio le tue possibilità.

 

Francesca

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«Mi chiamo e ho 25 anni. Fino a un anno e mezzo fa ho vissuto in famiglia, poi un po’ per motivi di studio, un po’ per un mio percorso di indipendenza ho preso prima una stanza nella residenza universitaria della Bicocca (a Milano) e adesso - da meno di un mese - mi sono trasferita in un appartamento. Andando a vivere da sola ho dovuto imparare ad arrangiarmi, prima in casa non facevo niente…».
Questa storia, fin a qui, somiglia a tante altre. Ma Francesca ha la sindrome di Usher, sente grazie all’apparecchio e da quando ha 12 anni vede solo ombre. A marzo si è laureata in Giurisprudenza, con un bel 103!

L’università è difficile per tutti, soprattutto nei primi tempi. Si è inseriti in una realtà nuova e la sensazione di essere spaesati prende il sopravvento: «figuriamoci per chi, come noi persone sordocieche, deve imparare ad orientarsi negli spazi, utilizza un diverso metodo di comunicazione, per non parlare del metodo di studio…» ci dice Francesca.

«Scannerizzavo i libri con l’aiuto della mia famiglia, la casa sembrava una copisteria! Queste scansioni le trasformavo in un documento informatico, un po’ le ho ascoltate con la sintesi vocale, un po’ le ho lette con il braille, altri le hanno lette a voce alta e registrate per me. Si può fare, basta volerlo davvero e avere il supporto giusto. La Lega del Filo d'Oro è stata il mio "angelo custode"».

Per gli assistenti alla comunicazione, i volontari dell’Associazione, gli operatori del Servizio Territoriale, la famiglia, il traguardo di Francesca è stato di grande soddisfazione e commozione.

«Il mio messaggio è che si può fare, basta volerlo davvero e avere il supporto giusto. È vero che ho un carattere molto determinato, mi sono messa in testa che dovevo laureami e non mi avrebbe fermato niente… e non mi fermo qui: sto per iniziare un tirocinio all’ufficio vertenze della Camera del Lavoro di Milano. » In bocca al lupo Franci!