Francesca (Sede Lesmo), Stefania (Sede Padova) e Matilde (Sede Napoli) si presentano come membri del Comitato alla Conferenza delle Persone Sordocieche
Le nostre storie

Stefania e la scelta di essere sé stessi

Accettarsi, chiedere aiuto, mettersi in gioco: così Stefania ha trasformato le difficoltà in opportunità

«Io sono fatta così e mi accetto».

Per Stefania, arrivare a pronunciare queste parole non è stato semplice. Oggi vive a Conegliano Veneto, è moglie, madre e una donna molto impegnata nella vita associativa, ma per lungo tempo ha dovuto fare i conti con i cambiamenti portati dalla sindrome di Usher di tipo 2, una condizione che nel corso degli anni ha ridotto progressivamente la sua capacità di vedere e sentire.

Fin da bambina portava gli occhiali e le protesi acustiche. A scuola però il percorso non è stato facile: spesso si sentiva isolata e faticava a trovare il proprio posto tra gli altri. Durante l'adolescenza sono comparsi i problemi alla vista, mentre la diagnosi è arrivata soltanto molti anni dopo. Scoprire quel nome per descrivere ciò che stava accadendo è stato un momento difficile: alla dichiarazione di invalidità sono seguiti la perdita della patente, la necessità di lasciare il lavoro che svolgeva allora e il venir meno di alcune amicizie.

Ma Stefania non si è fermata.

Con determinazione ha ricominciato a costruire la propria vita: ha cambiato lavoro, ha incontrato quello che sarebbe diventato suo marito e ha formato una famiglia. Oggi hanno un figlio adulto e condividono un forte legame con la Lega del Filo d'Oro, dove anche il marito svolge attività di volontariato.

L'incontro con la Fondazione è arrivato nel 2010, quando un trasloco ha reso più evidenti alcune difficoltà nella gestione degli spazi e degli spostamenti. Rivolgersi alla Sede Territoriale di Padova e è stato il primo passo di un percorso che negli anni avrebbe cambiato profondamente il suo modo di guardare a sé stessa.

La svolta è arrivata qualche anno dopo, partecipando alla Conferenza Nazionale delle Persone Sordocieche. Per la prima volta Stefania si è trovata circondata da persone che condividevano esperienze simili alle sue. Ha scoperto strumenti, tecnologie, modalità di comunicazione e soluzioni che non conosceva. Ma soprattutto ha scoperto di non essere sola.

 

Stefania mentre parla alla Conferenza delle Persone Sordocieche
Stefania

Mi si è aperto un mondo

«Mi si è aperto un mondo», racconta.

È stato in quel momento che ha cominciato a cambiare il suo rapporto con la sordocecità. Poco alla volta ha trovato il coraggio di mostrarsi per quella che è, senza nascondere le protesi acustiche o il bastone bianco. Ha imparato ad accettarsi e a riconoscere il valore della propria esperienza. Oggi fa parte del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d'Oro e mette a disposizione degli altri ciò che ha imparato lungo il suo cammino.

L'autonomia resta una delle parole più importanti della sua vita. Per questo continua a partecipare alle attività e alle occasioni di incontro promosse dalla Fondazione. Durante un soggiorno estivo sulle Dolomiti, ad esempio, ha riscoperto il piacere del viaggio attraverso i sensi che conserva: i profumi, i suoni, il contatto con la natura e la presenza delle persone attorno a lei. Un'esperienza che le ha ricordato come, anche quando alcune capacità cambiano, sia possibile continuare a scoprire il mondo in modi diversi.

Oggi Stefania guarda al futuro con realismo, ma anche con fiducia. Sa che la sua condizione evolverà nel tempo, ma sa anche di poter contare sugli strumenti, sulle relazioni e sulla rete costruita negli anni. E soprattutto ha imparato una lezione importante: accettarsi non significa arrendersi, ma riconoscere il proprio valore e continuare a mettersi in gioco, ogni giorno.

Stefania alla Conferenza delle Persone Sordocieche. Accanto a lei Francesco Mercurio.
Stefania, seduta di fronte ad una ragazza, condivide alcune riflessioni mentre sono sedute al tavolo
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