Alberto è seduto sulla sua sedia a rotelle dietro un tavolo e sta tagliando dei fogli. Nel mentre, ride con la sua educatrice che è alla sua destra e che sta interagendo attraverso le mani con lui
Le nostre storie

Alberto e sua sorella Franca: il coraggio di ricominciare ogni giorno

Un bambino con sordocecità che ha imparato a comunicare, crescere e diventare un uomo insieme alla sua famiglia e alla Lega del Filo d'Oro

La vita di Alberto è una storia che attraversa il tempo e unisce una famiglia, una comunità e un luogo speciale: la Lega del Filo d’Oro. È una storia che nasce sull’Isola d’Elba e trova la sua svolta a Osimo, dove un bambino con sordocecità impara a comunicare, crescere e diventare un uomo.

Quando Alberto viene alla luce, la sua sorellina Franca ha quattro anni. Di quei giorni ricorda solo amore e istinto di protezione. “Ero certa che insieme eravamo completi, una squadra.” Ma presto quell’infanzia serena si incrina, Alberto perde l’udito a causa di un’infezione: visite lontane, settimane separate, diagnosi difficili. E poi, a sei anni, tre interventi in un solo giorno e un lungo coma. Quando Alberto finalmente si risveglia, il mondo è cambiato: ha perso anche la vista. Per Franca è uno smarrimento profondo. “Non poteva più vedere la mia bocca e non capiva le mie parole. La notte dormiva con me e mi stringeva i capelli fino all’alba.” La famiglia resiste, cercando un modo per non perdersi.

Alberto e la sorella si abbracciano nel mentre che sono seduti durante una uscita dal centro
Franca, la sorella

Alberto dentro aveva

un mare di emozioni

da esprimere!

Nel 1982 qualcuno pronuncia un nome destinato a cambiare tutto: Lega del Filo d’Oro.
La famiglia carica tutto in auto e parte dall’Elba verso Osimo, guidata da una speranza fragile e testarda. Il papà di Alberto, Gianfranco, lo racconta così: “Arrivi con il cuore pesante, sali sulla collina e senti che qui qualcosa si aprirà.” E infatti, fin dal primo incontro, alla Lega del Filo d’Oro non guardano la cartella clinica: guardano Alberto. Capiscono che un linguaggio è possibile. Che c’è un bambino che vuole comunicare, non un elenco di limiti. Per la famiglia è come tornare a respirare.

A Osimo, Alberto scopre un mondo fatto di gesti, tatto, odori, sapori. Impara a comunicare con ciò che ha, e non con ciò che ha perso. Una sera, dopo mesi di paure condivise, Franca si accorge di un dettaglio che le cambierà il cuore: “Si è sdraiato vicino a me, come sempre. Ma senza stringermi i capelli. A gesti mi disse che non aveva più bisogno di farlo. Non era più solo.” Anche Franca trova il suo spazio. La Lega del Filo d’Oro vede anche lei: la sorella che ama, che ha paura, che cresce accanto al fratello con disabilità. Nascono momenti di confronto, amicizie, un senso di famiglia che finalmente la fa sentire inclusa.

Gli anni scorrono. Alberto continua a sorprendere. Partecipa a progetti educativi, viaggia con le sue insegnanti in Danimarca, Germania, Portogallo. Impara a mangiare da solo, a lavarsi, a vestirsi. “Gli hanno insegnato tutto. A lui e a noi.” dice il papà. Grazie a un imprenditore del territorio, vive anche una piccola esperienza lavorativa che gli dà dignità e nuove relazioni. E quando Franca si sposa, Alberto reclama la sua indipendenza, chiede la sua stanza, un luogo tutto suo, perché essere autonomi non vuol dire necessariamente vivere da soli.

Alberto è seduto sulla sua sedia a rotelle dietro il bancone del bar del centro di Osimo della LEga del filo d'oro. Sta consegnando una sacchetto con una brioche ad una educatrice

Le difficoltà purtroppo aumentano. Arriva il momento in cui Alberto non riesce più a camminare. Un ulteriore ostacolo. Alberto non si smentisce e continua a sorprendere: prende la carrozzina, allunga le mani verso un volante immaginario e riparte con un sorriso che scioglie ogni paura. “Alberto mi ha insegnato a essere felice. A reagire col sorriso ai momenti più duri.” dice Franca.

Oggi Alberto vive nel Centro Nazionale di Osimo, in un ambiente familiare e ricco di stimoli. Franca lavora proprio lì: ogni volta che finisce il turno, sale le scale e trova suo fratello, nella casa che la Lega del Filo d’Oro ha costruito insieme a loro.
Sono trascorsi più di quarant’anni da quando quella mappa stropicciata li ha portati qui. Pensavano di fermarsi una settimana. Ci hanno costruito una vita.

“Credevamo di trovare buoni operatori. Invece abbiamo trovato una famiglia.”
E Alberto, ogni giorno, continua a insegnare che la felicità non dipende da ciò che vedi o senti… ma da ciò che scegli di fare con ciò che hai.

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