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Biagio Luigi, bambino ospite del Centro di Osimo, è in braccio alla sua educatrice che indossa mascherina ffp2 e camice monouso anti covid
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Osimo è diventata una nuova casa e la sua "scuola a tempo pieno"

Quando Biagio Luigi è arrivato al nuovo Centro Nazionale dalla Sicilia, in lui si è accesa una luce e piano piano è cambiato tutto.

La vita per Biagio Luigi, che tutti in famiglia chiamano Luigi, inizia in salita. Subito dopo il parto il piccolo mostra segni di sofferenza e un’impossibilità alla suzione; viene “aiutato” con un sondino nasogastrico, ma purtroppo la manovra di inserimento non riesce come dovrebbe, e in seguito a una grave asfissia, Luigi riporta danni cerebrali: un attimo prima è tra le braccia della sua mamma, un attimo dopo dietro il vetro della terapia intensiva.

Per la famiglia è uno shock. Ma le possibilità di miglioramento ci sono, e i genitori, superata la prima fase di sconforto, decidono di rivolgersi a noi. Una semplice telefonata, e dopo qualche tempo eccoli tutti insieme, compresa la sorellina, al Centro Diagnostico per la prima Diagnosi e Intervento precoce.

Luigi ha 4 anni, è un bambino chiuso in se stesso: non comunica, rifiuta i contatti fisici, si oppone alle novità con tutte le sue forze. Iniziano per lui i primi importanti esami per rintracciare la presenza di residui visivi e uditivi, e le notizie sono buone: l’ipovisione e l’ipoacusia sono lievi. Ma nonostante questo, Luigi non è in grado di cogliere gli stimoli esterni, di seguire gli oggetti, di distinguere i suoni e di orientarsi verso l’origine di un rumore.

Per Luigi, l’ambiente circostante è una minaccia: ecco perché cammina in modo incerto, rigido, proprio perché ha paura. E poi Luigi gioca poco per un bambino della sua età: gesti ripetitivi, scarsa vivacità, nessuna voglia di fare esperienze: il nuovo è un rischio. Per stendere un programma educativo-riabilitativo adatto a lui, c’è bisogno di trovare un canale di contatto. Occorre trovare un varco per raggiungerlo, anche piccolissimo.

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Francesco, papà di Luigi

Qui al centro, si è accesa una luce. Era la prima volta che Luigi mostrava che c’era, che voleva qualcosa, che il tempo della passività era finito.

A Luigi piace mangiare, ma si alimenta con il biberon e con cibi semiliquidi. Proviamo con qualcosa di più appetitoso e vediamo che succede. “Luigi, senti quanto è buono questo? E Luigi lo afferra. E poi i giocattoli, ce n’è uno che premendo sul pulsante suona: “Dai Luigi batti con la mano e ascolta. Ti piace?”. E Luigi inizia a premere forte.

Ecco, una luce si è finalmente accesa a illuminare il sentiero che separava Luigi dal mondo esterno. Da qui si può iniziare, con rinforzi e altri tentativi, con piccoli obiettivi via via sempre più complessi.

Non sono rari casi come questo, soprattutto con bambini così piccoli. Il gioco è quasi sempre una chiave per aprire lo scrigno nel quale sono chiusi, ma spesso anche le necessità più semplici, come mangiare, possono funzionare.

A questo punto, équipe e genitori, condividono il programma educativo-riabilitativo di Luigi. Il punto di vista della famiglia è fondamentale: se ne discute, vengono fatte domande di ogni tipo, si cerca il più possibile di adattare il percorso terapeutico alle esigenze di tutti. Nelle ultime due settimane di programma, i genitori assistono agli esercizi e alle attività e vengono coinvolti a ripeterli, al fine di poterli proseguire anche a casa.

La strada di Luigi non è ancora terminata. Da più di un anno il piccolo si trova al Centro di Osimo e sta seguendo le scuole elementari nel nostro Centro, come fosse in una “scuola a tempo pieno”. I genitori fanno la spola tra le Marche e la Sicilia per venire a trovarlo e le scoperte che lo attendono sono ancora moltissime, con l’obiettivo che possa tornare presto in famiglia ed essere inserito in una scuola vicina a casa sua e alle persone che gli vogliono bene.